Paola de Vera d’Aragona

 

 

 

NACCARI A.G.,”Le vie della danza”, DE VERA D’ARAGONA P., “Danzare la fiaba”, Morlacchi Editore, Perugia 2004

AUTORI VARI., “Danzaterapia: modelli e pratiche dell’esperienza italiana”, DE VERA D’ARAGONA P., “La fiaba danzata”, Edizioni Magi, Roma, 2004

DE VERA D’ARAGONA P., “Stare bene con le tecniche corporee”, Collana Salute e Natura, Edizioni Riza, Milano, 2005

AUTORI VARI., “Un faro nel mare”, DE VERA D’ARAGONA P.,“Dall’unicità dell’archetipo alla pluralità di simboli e di segni: un viaggio trasversale nella interculturalità”, Erga Edizioni, Genova, 2006

DE VERA D’ARAGONA P., “La danza del Sé”, Edizioni Riza, Milano, 2011

 

DE VERA D’ARAGONA P., incontri straordinari con persone. “Une réponse a Monsieur Gurdjieff, La Teca Edizioni, Barcellona, 2013

DE VERA D’ARAGONA P., “Frammenti dalla Prima, Archivio di famiglia”, 2014

 

 

 

LA DANZA DEL SE’

 

……… nella Sua lettera Lei mi pone  domande che stanno al centro delle ricerche di una vita.

Cos’è il corpo? La danza può essere una Via dell’essere? Quali collegamenti tra corpo e stati di coscienza?  E il Conosci te stesso?

Posso solo risponderLe che se non torniamo a sognare e non solo a pensare non ci sarà possibile intendere  il corpo nei suoi “sensi” più celati, individuare  i riflessi degli archetipi nella geografia del nostro corpo.

Forse, Lei si chiede, il corpo è uno strumento di realizzazione? Rammenta di aver sentito dire da alcuni addetti ai lavori, psichiatri e psicoterapeuti che sia un linguaggio  (1), (2) e, dagli psicosomatisti (3),(4) ...

 

…… L’alchimia ne parla come vaso della trasformazione…. (5)

C’è  chi  vede il corpo come simbolo dell’archetipo divino (6) sottolineando come, distaccatosi dalla potenza  degli archetipi, l’uomo  viva in uno  stato di infermità se non francamente di malattia. ……………………..

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…..Io credo, come un simbolista a me caro, che il corpo possieda una struttura unitaria che vada oltre la materia stessa per entrare nel sacro (9): ma, soprattutto, che sia una creazione continua dal punto di vista biologico e spirituale.

Si potrebbe azzardare  che la grandezza dell’uomo stia nella sua possibilità di crearsi, di compiersi, stando attenti però che tale termine  non significhi alla fine qualcosa di definito, di chiuso...

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Quando poi Lei parla della danza è come se  desse voce a cose che da tempo avverto in modo confuso. Armonia, grazia, movimento: da bambina già mi ci arrovellavo e la mia risposta era sempre la stessa: danzare!

L’armonia, nel corpo,  per me, prende il nome di grazia naturale: tale grazia, a mio avviso, è essenzialmente legata al fluire del movimento

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Allora, quando danzo sono in contatto con il mio archetipo?

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Un momento! Tutto ciò non è automatico! Ricorda che sono necessarie determinate condizioni interiori…La danza può attivare delle forze psichiche solo all’interno di un percorso di conoscenza e di Ricordo di Sé. Non per niente il maestro armeno (69) indicava come i movimenti lavorassero contemporaneamente, noi diremmo sincronicamente con Jung, sul centro motorio ed istintivo per la loro corretta esecuzione ma anche  su quello intellettuale ed emozionale... Ed inoltre erano movimenti di gruppo e quindi c’era anche l’attivazione di un’energia specifica, molto potente. Poi esistono anche altre possibilità…

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Come ti prepari al movimento nella pratica?

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…………………………………Attivo il corpo  nella sua totalità

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Spiegati più in dettaglio perché prima di  “entrare” nel  movimento come in una posizione meditativa c’è un segreto che tutti sanno eppure pochi conoscono davvero.

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Per me è necessario l’allungamento della colonna vertebrale  e riuscire a stabilire una forte relazione tra questa e il suolo o il piede

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Occupiamoci adesso della Parte Pratica, di seguire passo passo la verticalizzazione progressiva che ti condurrà alla soglia della Danza del Sé là dove potrai spiccare il volo…Quelle che ti darò sono solo alcune   indicazioni possibili: se ti suggerisco delle posizioni è perché esse collegano ed armonizzano i centri energetici, sono delle asana, pertanto percorrono una via simbolico-archetipica in ogni caso ti aprono a nuovi stati dell’essere….Il che poi è largamente equivalente………………….

 

1. REICH W., Analisi del carattere, SugarCo, Milano, 1978

2. LOWEN A. Il linguaggio del corpo, Feltrinelli, Milano, 1980

3. DYCHTWALD K. ,Psicosoma, Roma, 1972

4. FRIGOLI D., MASARAKI GL.,MORELLI R., Verso la concezione di un sé psicosomatico,Ed. Libreria Cortina, Milano, 1980

5. MEISTER ECKART , Il libro della divina consolazione/Dialoghi sul discernimento spiritale/Sermoni vari

6. FRIGOLI D.,La forma, l’immaginario e l’uno, Guerini Studio, Milano,1993

 

9)   Morelli R., “Il corpo di fronte al sacro” in GIUS E., MORELLI R., TOSETTI C., Il sacro, Edizioni Riza, Milano, 1983

 

 

69)   OUSPENSKY P.D. Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, Roma, 1976

 

 

 

INCONTRI STRAORDINARI CON PERSONE

Une  réponse à Monsieur Gurdjieff

La Teca Edizioni, Barcellona, 2013

 

 

 

il momento nel quale due sguardi si incrociano. Due corpi si sfiorano…Una voce ci colpisce tra mille e desideriamo trattenerla in noi.

Due mondi separati che, per un istante, si fondono in uno. E quando si allontanano, non saranno mai più gli stessi. La magia li ha trasformati.

La vita è opportunità d’incontro benché a volte, nel sonno, ci sfuggano le sue ricchezze.

Paola de Vera d’Aragona ci permette di vivere al suo fianco 31 incontri che hanno segnato la sua vita. 31 ritratti che offrono altrettante possibilità di trasformazione. Guarderemo dentro di noi attraverso occhi nuovi per scoprire la possibilità di una nuova vita.

Benchè non sia citato alcun nome, si intravedono i volti di personaggi celebri come il Generale De Gaulle, Madre Teresa di Calcutta e Rudolf Nureyev. Altri invece sono enigmi che un lettore curioso potrebbe tentare di risolvere.

“Se un istante è stato, sarà per sempre. Se un’occasione è perduta, sarà smarrita per sempre”.

 

estratto

IL CLOCHARD FOLLE

Frugando nella memoria, mi sembrava di averti  conosciuto da sempre: eri il clochard di Corso di Porta Romana a Milano e andavi e venivi in direzione di quella vecchia Porta che un tempo, aprendosi sulle mura spagnole, era una delle sei porte di passaggio dalla città alla campagna.

La simbolista che c’è in me, a un tratto fu folgorata dalla domanda: chissà cosa significa per te la Porta? Forse, è la Porta verso l’altrove.

Alto, eri un po’ curvo, con la tua capigliatura lunga fino alla vita, nerissima e a treccioline rasta senza che verosimilmente tu  avessi mai sentito parlare né di rasta né di sadhu, né di India.

In quella capigliatura antica si depositava di tutto, dalle foglioline del tuo dormire nei giardinetti, a insetti, a chissà che.

Sembravi uscito dai vecchi libri di fiabe: anzi no, forse dall’Antico Testamento o dalle fantasiose leggende  indù.

Lacero, incontrando i tuoi simili, probabilmente non li vedevi. Borbottavi andandotene per la tua strada.

Mai a chiedere un soldo. 

Sempre pensato che tu fossi un mio coetaneo: ma se i miei anni passavano tra i capelli scolorandoli nell’argenteo, tu rimanevi scurissimo…

Poi un giorno, pochi anni or sono, dopo circa un mese che non ti vedevo, ecco venirmi incontro un clochard.

Chi è quell’uomo dal passo strascicato, coi capelli corti e candidi?

Ma sei tu!  Ricordai vagamente di aver letto, descritto in dettaglio, sulla cronaca di Milano del Corriere della Sera, che il barbone storico di Corso di Porta Romana era stato ricoverato per il freddo o per qualcos’altro.

Il passaggio dal Pronto Soccorso ti è costato la tua eterna giovinezza: ti avranno salvato la vita ma sei uscito dallo stuolo degli dei minori per entrare nell’umanità dal tempo finito.

Tu sei un seguace vero di Dioniso, il dio diverso.

Non eri stato distrutto da quel dio inquietante: lo sei stato dalla sorda stupidità del sistema.

Forse, nato senza maschera, sei vissuto in regioni sconosciute in cui le leggi normali non esistono.

Amico caro, compagno di una vita, forse era meglio stare tra i folli o anche morire: quaggiù non sempre si respira aria buona.

Qualcuno era solito dire che

nel mare dell’inconscio

dove il mistico nuota,

il folle annega…

 

Ma tu continuavi a camminare da e verso la Porta…

Così facendo, mi hai fatto riflettere sulla mia Porta di passaggio.

 

comune è nel cerchio il principio e la fine

era solito dire Eraclito.

Varcheremo quella Porta: tu la tua e io la mia…

Per ulteriori informazioni:

                 deveradan@alice.it

 

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